Dec 23 2009
Regionali Lazio: chi voteresti alle primarie?
Rispondete al nostro sondaggio!
Oct 14 2009
Mentre il Paese si interroga sull’ultimo voltafaccia del parlamento italiano, in direzione opposta rispetto al resto dell’Europa in tema di diritti civili, il simpatico ex direttore di repubblica Eugenio Scalfari, se ne esce fuori con una proposta che se non fosse in malafede, apparirebbe bizzarra.
Chiede a tutti i candidati di cambiare le regole del gioco in corsa e accettare come nuovo segretario del PD, il candidato che abbia collezionato piú voti, indipendentemente dall’aver superato o meno la quota del 50%.
Non ci sarebbe in teoria niente di male a fare una richiesta del genere, se non fosse che il nostro amabile ex direttore, ha piú volte dimenticato di citare il senatore Ignazio Marino, praticamente in tutti i fondi scritti da lui su Repubblica riguardo le Primarie, da fine giugno ad oggi.
Il giornale del quale è co-fondatore, non solo non ha dato spazio e rilevanza alcuna alla candidatura ed ai temi della mozione Marino, relegando in pagine poco nobili e trafiletti le prese di posizione piú importanti del candidato della laicitá, ma ha pure la faccia tosta di chiedere al senatore genovese, dai piú dato come possibile terzo classificato, praticamente di farsi da parte, annullando così qualsiasi possibilitá di giocare un ruolo politico rilevante all’interno della battaglia del segretario.
Ci vuole proprio una bella faccia tosta!
Caro Scalfari, ci sarebbe da dire, se la battaglia fosse avvenuta ad armi pari e con una copertura mediatica soddisfacente da parte del suo giornale, magari se ne poteva parlare, ma chiederlo adesso, dopo aver rimontato posizioni su posizioni, raccolto consenso, mobilitato persone, ridato fiducia ad un’intera generazione, con quale arrogante piglio e semplicismo, puó chiedere ad una marea umana in continua crescita, di allontanarsi e lasciare a due notabili del partito e della vecchia guardia, di giocarsi la partita liberamente?
Poteva accorgersene prima mio caro.
Spero proprio che dall’entourage di Marino, non arrivi neanche una risposta a questa proposta indecente che trovo ipocritamente ingenua e profondamente intollerabile, per chi ha difeso e continua a combattere i temi di cambiamento promossi dalla mozione Marino.
Se ne accorga pure lei, signor Scalfari, il mondo sta cambiando, ci lasci passare.
Alessandro Punturo
Oct 07 2009
Come in molti di voi si saranno accorti, dal giorno dopo la chiusura dei seggi nei Circoli del Partito Democratico, i sostenitori della mozione piú votata si sono mobilitati per rilasciare dichiarazioni che provano a delegittimare il meccanismo delle Primarie.
Negli organi di stampa, appaiono interviste e campagne che minacciano “conseguenze” nefaste nel caso in cui il Segretario che verrá fuori dalle Primarie del 25 Ottobre, sia differente da quello scelto dagli iscritti.
Come se lo strumento delle Primarie in sè, sminuisse la partecipazione e il voto degli iscritti stessi.
Per questo motivo riteniamo ancora piú importante invitare tutti voi a contribuire a far crescere il popolo delle Primarie, l’unica risposta forte e credibile, al degrado della politica e alla deriva dell’antipolitica qualunquista.
Affinchè il Partito Democratico possa aprirsi anche a chi si sente escluso, deluso, incompreso, condividendo con la società civile le proprie scelte, facendo sentire piú vicina la politica e le sue scelte.
Perchè la politica non è solo “Cosa Loro”
Sep 30 2009
1) Cuius regio, eius religio
Questa espressione latina sintetizza, di fatto, il concetto di religione di stato. Ebbe grande rilevanza ai tempi della riforma protestante: vuol dire in sintesi che il popolo doveva avere la stessa religione del signore locale.
E che c’entra con il Pd, il congresso e via dicenda. C’entra perché siamo un partito organizzato in questo modo. E lo dico senza dare un giudizio di merito, di valore. E’ un dato di fatto. E questo succede sia nei circoli veri che in quelli finti. Il posizionamento di questo o quell’esponente che all’interno di un circolo viene ritenuto autorevole condiziona il comportamento di una parte considerevole degli iscritti. Si tratta di quegli esponenti capaci di produrre consenso.
Questa non è la degenerazione, è la regola nel Pd. Le persone che sono state convinte dai dibattiti congressuali si contano sulla punta delle dita. Abbiamo perso il gusto e la capacità di confrontarci pubblicamente. Questa è la mia esperienza, limitata a pochi circoli. Ma non credo che sia così differente in generale. Certo, ci sono circoli più “condizionati” e circoli più “liberi”, ma si tratta soltanto di gradi differenti del medesimo fenomeno.
La conseguenza è che ormai i congressi, si tratta di una tendenza che viene da lontano, non sono altro che scontri fra eserciti organizzati. E non vince chi è più convincente ma chi ha l’esercito meglio organizzato. Sono semplici fenomeni di conta.
In questo periodo, tutto questo, è andato verso la degenerazione del modello basato sul consenso personale. Lo abbiamo visto in Calabria, a Napoli, e anche a Roma. Quello a cui ho assistito personalmente a Osteria del Curato e che mi hanno raccontato tanti compagni attendibili in varie zone di Roma è vergognoso. E chi vota omaggiando il capobastone locale non è una persona libera. E’ un servo. Vi potrete scandalizzare per la durezza del tema, ma, come si dice, nun me ne po’ frega’ di meno. I benpensanti che fanno i giornalisti seguendo solo le conferenze stampa dei big farebbero bene a immergersi nella “fanga” come la chiama Zoro, che in questo caso assume le caratteristiche ben più inquietanti dell’escremento umano rispetto a quelle del semplice fango.
Ieri 13 persone volevano votare pur non risultando iscritte in quel circolo (si tratta del 5 per cento del totale dei votanti, non di bazzecole). Uno di questi mi ha fatto vedere la tessera e risultava iscritto a Dragona, Ostia. Una ventina di chilometri più in là. Non sapeva neanche dove fosse, Dragona. E dire che, a termini di regolamento, avrebbe dovuto andare al circolo a iscriversi. Ho visto un dipendente dell’ufficio tecnico del X Municipio premurarsi di controllare chi avesse votato. Ho visto il coordinatore del circolo andare a verificare di persona come stessero votando alcuni iscritti. Ho visto un anziano signore che non riusciva a camminare, a parlare, non era in condizione davvero di esprimere liberamente il proprio voto. L’hanno portato a braccia nella stanza dove si votava e hanno fatto la croce sulle schede al suo posto. Ho visto un circolo fra i più piccoli d’Italia (cinque sezioni elettorali) in cui gli iscritti sono diventati 362 e all’ultimo giorno prima del congresso ne sono stati aggiunti altri 90 arrivando addirittura a 453. Hanno spedito qua tutta la monnezza avanzata a Roma, è evidente.
Ho visto troppe cose che mi fanno vergognare di essere iscritto a questo partito. Mi fermo qui non senza aver detto che autorevoli consiglieri regionali presenti, autorevoli giornalisti rai altrettanto presenti, non hanno sentito la stessa vergogna. Mi vergogno un po’ anche per loro.
Io non credo che questa sia la regola, questa è la degenerazione di un sistema di gestione del potere. Un sistema che a me non sta bene.
2) Il respiro delle primarie
Perché abbiamo deciso di far eleggere il nostro segretario con le primarie? Perché era l’unico modo di scardinare questo sistema. Penati, persona stimabilissima, coordinatore della mozione Bersani, ieri ha detto, in sostanza che Dario Franceschini si dovrebbe dimettere. Perché i due terzi degli iscritti al partito di cui è segretario non l’hanno votato. E’ un ragionamento che merita attenzione, si badi bene e che non trovo giusto liquidare con semplici battute. Perché prefigura una conclusione che la mozione Bersani, con grande sagacia sta cercando di introdurre nel dibattito già da tempo. Più o meno suona così: visto che uno dei tre sfidanti (molto probabilmente aggiungo io per rispetto di quelli che devono ancora votare oggi) ha raggiunto la maggioranza assoluta del voto fra gli iscritti, a che servono le primarie? E se i risultati fossero diversi da quelli dei congressi si tradurrebbero in una umiliazione degli iscritti.
E’ un ragionamento insidioso perché tende a svuotare di significato le primarie stesse e a far diminuire la partecipazione. Se si diffondesse questo messaggio, infatti, gli elettori potrebbero dire: ma se hanno già deciso che c’andiamo a fare il 25 ottobre?
Io credo che questo tentativo sia pericoloso, ma sia arginabile per due ordini di motivi.
Il primo: gli iscritti sapevano benissimo che non votavano il segretario, ma selezionavano i candidati che poi sarebbero stati votati dagli elettori tutti. Questo sta scritto nello statuto del Pd, votato da tutti, Bersani e Penati compresi. Non altro.
Il secondo: se il risultato delle primarie fosse radicalmente diverso da quello dei congressi, come è del tutto legittimo, di chi sarebbe il problema? Degli elettori che non c’hanno capito nulla o di un sistema di gestione del consenso che è andato in crisi?
Mi spiego meglio: io sono convinto che il Pd, i Ds prima, abbia perso il tradizionale rapporto con il suo popolo. Un tempo parlavamo solo a un pezzo di società, quando eravamo il Pci avevamo un blocco sociale di riferimento, ben definito. E c’era un’identità forte fra partito e blocco sociale. Perché il partito era presente nelle scuole, nelle fabbriche. Per cui le indicazioni date dal partito, ad esempio sulle preferenze alle elezioni, erano legge. Qualcuno dei più anziani si ricorderà il significato della parola “bloccato” riferito alle elezioni. Chi era bloccato, cioè sostenuto in un certo numero di sezione di partito era sicuro al 95 per cento dell’elezione. E quando questo non succedeva, non era di certo causale, ma era sintomo di lotta politica.
Poi, l’evoluzione della società ecc. ecc., non a rifare tutta la storia, ha portato ad avere un partito che ha basato sempre più il consenso sulla catena di comando delle correnti. Un sistema di gestione del consenso basato sul favore, sulla clientela, sull’occupazione sistematica di tutte le poltrone, poltroncine, strapuntini. Un sistema che dalle aule parlamentari si dirama nei consigli regionali, poi arriva nei comuni, nei municipi, nei consigli di amministrazione delle società dipendenti dalla pubblica amministrazione, si rafforzano con i posti di lavoro assegnati ai clienti, con i favori fatti ai fedeli. Altro che diritti, in Italia le cose le ottieni solo per favore.
Ma questo sistema, questo è quello che già Enrico Berlinguer e Aldo Moro avevano intuito negli anni ’70, non è sintomo di forza della politica. Tutt’altro. E’ il sintomo più evidente di una crisi profonda dei partiti che non sono più i blocchi ideologici di una volta, e che non riescono più ad orientare il consenso con la proposta, con le idee. E’ un sistema debole perché genera preferenze per questo o quel candidato ma non genera voti.
Quando potrà incidere sulle primarie e quanto incideranno, invece, tutti quelli che contestano questo sistema. Io credo sia questa la domanda a cui avremo una risposta il 25 ottobre. Se, come spero, i risultati delle primarie saranno differenti, anche magari non in maniera radicale, da quelli dei congressi, questo non vorrà dire mettere in discussione il voto degli iscritti, ma, al contrario, vorrà dire che il nostro partito e quel sistema di gestione del consenso, è sempre più distaccato dalla società italiana che ha voglia di contare, di dire la propria, non accetta più di essere parte di un castelletto feudale, quel castelletto che ci sta portando al disastro. Per questo dico: le primarie, finalmente.
Sep 30 2009
Oggi si conclude la prima fase, quella del voto degli iscritti nei circoli. Il risultato è ormai acquisito: tutti e tre i candidati passeranno alla seconda fase, incluso Ignazio Marino, che potrebbe arrivare vicino al 10%. Qui e qui potete vedere un riassunto dei risultati, in attesa di quelli ufficiali di stasera.
C’è anche la possibilità di navigare i risultati regione per regione, provincia per provincia, città per città e circolo per circolo, grazie a volontari di scelgomarino.info . Li trovate qui.
Il 25 ottobre ci saranno le primarie vere e proprie, aperte a tutti, e speriamo che non siano le ultime, se vincerà Bersani. Vi terremo aggiornati.
Aug 25 2009
di Federico D’Ambrosio
Lo strumento delle primarie ha perso di slancio nel dibattito pubblico negli ultimi due anni ed è singolare, quindi, trovarsi davanti ad una delibera di legge regionale (http://www.consiglioregionale.calabria.it/DEL8/355.pdf) datata 6 agosto 2009 (una giornata con 25 punti all’ordine del giorno), soprattutto perché questa viene dalla Calabria, regione legata nel senso comune più ad all’idea di malaffare che a quella di novità ed apertura.
Tali ragioni hanno attirato le critiche rumorose di IdV (http://www.libero-news.it/adnkronos/view/172074) ed in particolare di De Magistris (http://www.giuseppeveltri.it/blog/?p=1278).
Tali critiche si basano su pochi punti:
1- Obbligatorietà delle primarie: ogni coalizione deve presentare una lista di candidati presidenti regionali e, nel caso non rispetti il mandato dell’elettorato, perderà l’accesso a determinati rimborsi previsti dalla legge
2- Costi aggiuntivi sulle spalle dei cittadini calabresi (stimati sui 600′000€)
3- “legge truffa che aiuterà la mafia”
4- Illegittimità: una legge ordinaria va ad intervenire su materie di competenza dello Statuto.
5- Mancata segretezza del voto: la scelta della scheda della coalizione si fa “alla luce del sole”
Prima di tutto vediamo cosa prevede la legge:
- Le primarie si svolgono prima della data di presentazione delle candidature alle Regionali. In caso di scioglimento anticipato, entro 15 giorni dallo scioglimento. Le primarie vengono largamente pubblicizzate.
- Ogni coalizione presenta una lista di candidati Presidenti, sottoscritta da almeno lo 0,16% dell’elettorato (tremila firme) e diecimila euro di cauzione.
- Le sezioni sono diverse e più grandi di quelle delle elezioni ordinarie, riducendone il numero secondo determinati criteri. Le sedi vanno scelte “avendo cura di non intralciare le normali attività che in esse si svolgono” (art 8, comma 2 sezione b), quindi si escludono le chiusure delle scuole.
- Si vota prendendo la scheda relativa alla coalizione (una ed una sola) per cui si è intenzionati a votare e si scrive il nome di uno dei candidati a Presidente in quella coalizione. (No, niente write-in candidate, quella è roba da americani)
- Chi vince all’interno di una coalizione dovrà essere candidato presidente da quella coalizione, pena la perdita dei rimborsi pari a 0,50€ per ogni scheda votata per la propria coalizione. Il totale dei costi è stimato sui 600′000€.
Senza dubbio l’istituzione delle primarie è un fatto positivo per il cittadino calabrese: potrà scegliere all’interno della propria coalizione, riducendo il peso degli accordi a livello nazionale e legittimando un candidato altrimenti debole. Ma cosa c’è di vero nelle critiche di IdV? Vediamo.
1- Obbligatorietà delle primarie:
L’articolo 4 dice “Ciascuno dei soggetti [..] presenta una lista contenente uno o più candidati” dunque è lasciata libertà alla coalizione contraria all’esercizio di tale diritto da parte del suo elettorato, perché ritenuto troppo influenzabile o troppo poco “adulto” per meritare questo potere, di presentare una lista di un solo candidato.
In altre parole l’effettivo valore e la selezione delle candidature è a carico della coalizione stessa, augurandosi che il popolo calabrese noti la differenza fra liste di un solo nome e liste vere.
2- Costi
Come ha fatto notare il Presidente del Consiglio Regionale:
“Ho ricordato, poco fa, che gli articoli 10 e 11 dello Statuto prevedono referendum consultivi in cui i cittadini votano. Non ha efficacia… cioè una sorta di consultazione. E basta, per fare quel referendum, che lo decidano il 40 per cento dei consiglieri o due province.
Alla fine non c’è efficacia. Costa 10 milioni di euro fare quel referendum. Nessuno è venuto in Aula a dire che quello è un di più, è uno sperpero.
Quindi siamo gli stessi che abbiamo approvato quell’articolato. C’è qualcosa che non funziona, cari colleghi. Sono troppi 600 mila euro perché i cittadini scelgano chi vogliono come candidato al Presidente della Giunta e 10 milioni di euro non sono poi tanti? Certo, che ci sono opinioni differenti ma questa è la democrazia.”
Inoltre i 600′000 euro sono spalmati sui cinque anni sono 10′000€ al mese. Non una quantità eccessiva.
3- Legge truffa - Mafia
Sul perché questa possa essere una legge truffa non abbiamo risposta. L’unica possibile è la naturale ostilità di IdV (come insegna il caso Abruzzo) per le primarie, preferendo gli accordi decisi sia a livello locale sia a livello nazionale (in stile PDL-UDC: “tu mi dai il Piemonte, io ti sostengo nel resto d’Italia o PDL-Lega, vedi alla voce Veneto).
Sul discorso delle possibile influenze mafiose è difficile credere che la possibilità di aumentare la democrazia nelle scelte importanti possa avere un rischio d’infiltrazione mafiosa più alto di lasciare tali decisioni alle segreterie, che comunque continuerebbero ad avere un peso notevole.
Infine il voto, valendo 0,50€ in contributi, dovrebbe essere acquistato a cifre talmente basse da non valere nemmeno un bicchiere d’acqua di rubinetto.
4- Illegittimità
La decisione delle primarie non è vincolante (si perdono i contributi) e dunque non crea un ostacolo al diritto di elettorato passivo.
5- Mancata segretezza del voto
Questo è un falso problema. Il voto alle primarie non influenza assolutamente il voto alle regionali: si può cambiare scelta e si può saltare le prime. Ma è abbastanza scontato che, per votare il candidato di una coalizione, bisogni almeno fare una scelta di campo.
Inoltre è vietata ogni trascrizione di chi ha votato che coalizione.
Conclusioni
Questa legge è un interessante e sorprendente passo in avanti, inaspettato ma che rischia di finire incompiuto. Come è stato detto in Consiglio Regionale, è un inizio ed è interessante che sia stata firmata dal Presidente, impegnandosi quindi di fatto alle primarie.
C’è la possibilità che finisca per essere un mero spreco di denaro, con liste di un solo nome. Sta all’unico movimento che ha al suo interno la vocazione delle primarie, il Partito Democratico, dare l’esempio fin da subito stabilendo per regolamento come verrà fatta tale lista, lasciando perdere i deliri di chi si nasconde dietro al giustizialismo per evitare il confronto elettorale all’interno della coalizone: non tutto ciò che è calabrese deve essere malaffare.
Questa legge non è troppo (legge-truffa, spreco, blabla) è troppo poco. Ma è un inizio ed un segnale di felice controtendenza in un contesto ostile al passaggio delle decisioni dalle stanze chiuse al confronto aperto, augurandosi che il popolo calabrese premi l’apertura sull’imposizione aritmetica (otto regioni a me e due a te).
Jul 19 2009
www.scelgomarino.info è nato da una sola settimana e ha già raggiunto risultati sorprendenti: 5.000 visitatori e oltre 500 volontari iscritti.
Una partenza straordinaria, soprattutto se si considera che questa prima settimana è stata dedicata, quasi esclusivamente, a mettere a punto il sito ed a creare i primi contenuti. E che si tratta di un’iniziativa nata tutta dal basso. Questi risultati si possono solo attribuire alle grandi aspettative che la candidatura di Ignazio Marino ha suscitato tra i frequentatori del web.
Ora comincia la campagna di promozione sui siti amici, e l’aspettativa è che si possa continuare con una forte crescita spontanea, soprattutto se il sito saprà mantenere le sue promesse.
Il sito, infatti, è stato creato per cercare di applicare anche in Italia le lezioni che campagna di Barack Obama ha insegnato sulle possibilità dello strumento web in una campagna politica. Dietro a www.scelgomarino.info, non a caso, c’è lo stesso gruppo di volontari che aveva promosso le campagne “Primarie vere, primarie sempre” e “Scelgo democratico”, nate tra i frequentatori del circolo online Barack Obama.
Le finalità sono essenzialmente due: raccogliere e coordinare volontari per la campagna e fornire informazioni sempre aggiornate su di essa – partendo da materiale audiovisivo, rassegna stampa (di prossima attivazione) ed una aggiornatissima agenda con gli impegni di Marino e Civati, .
Attraverso una mappa interattiva pubblicata sul sito, è possibile visualizzare dove si trovano i volontari più vicini, e prendere direttamente contatto con loro. Come si può verificare dalla mappa, già oggi sono rappresentate tutte le regioni italiane, e quasi tutte le provincie. Registrandosi al sito, oltre a comparire sulla mappa segnalando la propria disponibilità a collaborare alla campagna, è possibile rimanere aggiornati sulle iniziative che verranno di volta in volta organizzate.
Per chi vuole dimostrare che il web può incidere in politica, questa è una grande occasione. Una campagna come quella di Ignazio Marino può avere successo solo se si riusciranno a mobilitare i tanti elettori del PD che non sono già organizzati nelle strutture politiche esistenti: chiunque voglia contribuire, è invitato sul sito www.scelgomarino.info
Jun 08 2009
Le elezioni europee sono appena passate. Ora si apre la stagione delle primarie.
Come abbiamo già segnalato più volte in queste pagine, lo Statuto attuale prevede che alle primarie aperte arrivi un numero ridotto di candidati, scelti dai soli iscritti (i primi 3 o quelli che superano il 15% dei voti). In questo modo, i semplici elettori del PD avranno scelte molto limitate.
Ci sembrava importante segnalare una proposta di modifica dello statuto, avanzata da Piergiorgio Gawronski, per cambiare questo sistema, prevedendo invece di andare direttamente alle primarie senza passare per la selezione tra gli iscritti. Non possiamo che essere favorevoli ad una proposta del genere, che tra l’altro semplificherebbe di molto tutto il processo e sicuramente renderebbe più facile coinvolgere gli elettori.
Ecco qui il testo della proposta di modifica dello statuto e un appello per aiutare nella raccolta delle firme necessarie per portare la proposta all’Assemblea. Chi vuole e può è invitato a dare una mano.
Apr 30 2009
Purtroppo, le richieste di fare le primarie per scegliere i candidati alle elezioni europee non sono state soddisfatte. Comunque, diversi candidati interessanti sono stati inseriti nelle liste del Partito Democratico, e ora è nata un’iniziativa - partita anche dalla nostra campagna - per conoscere meglio questi candidati, fare delle primarie-secondarie in rete e permettere agli elettori di esprimersi con più consapevolezza.
Si tratta di un’azione dimostrativa, per mostrare che ancora c’è la voglia di democrazia partecipata, ma non solo: infatti, i vincitori di ogni collegio avranno un aiuto aggiuntivo, per la loro campagna elettorale, da parte del comitato elettorale che è stato organizzato per questa iniziativa.
Per permettere agli elettori di orientarsi, oltre a pubblicare un profilo per tutti i candidati - cosa che non ci risulta sia stata fatta da nessun altro - abbiamo anche pensato di rivolgere loro delle domande su temi di grande interesse per gli elettori democratici. Qui il questionario, e le risposte mano a mano che arriveranno saranno pubblicate sul sito www.scelgodemocratico.eu
Le votazioni cominceranno domenica o lunedì: speriamo di vedervi numerosi ad esprimervi!
Feb 16 2009
Dopo il dato definitivo sulla candidatura a sindaco per la città di Firenze, i risultati delle primarie in Toscana portano più di una novità.
A Prato vince Massimo Carlesi nonostante una parte importante del partito cittadino si fosse pronunciata a favore dell’altro candidato Paolo Abati.
A Grosseto il giovane sindaco di Roccastrada Leonardo Marras sarà il candidato per il PD in città. Di Marras avevamo già parlato per la bellissima lettera che aveva scritto al suo collega Sindaco della capitale.
E poi veniamo a Firenze, qui dopo il rinvio delle primarie di partito si era scelta la soluzione delle primarie di coalizione e dove esiste ancora la possibilità di un eventuale ballottaggio.
A Firenze si sono presentati a votare oltre 37 mila cittadini, più del 14 ottobre 2007 e nonostante mesi di continui rinvii e cambi di corsa. Una bella risposta a chi riteneva che le primarie non fossero sufficientemente partecipate.
Matteo Renzi, 33 anni, ha ottenuto il 40,52% che lo proclama candidato sindaco per il centrosinistra, senza necessità di secondo turno, e lasciando molto indietro tutti gli altri candidati. Superando persone con esperienza amministrativa assai più lunga della sua e soprattutto superando il pregiudizio che vedeva per i candidati provenienti dal partito popolare una strada in salita in una città tradizionalmente di sinistra. In questo senso è indicativo che il secondo più votato sia Lapo Pistelli altro ex Margherita ed altro relativamente “giovane”.
Sono questi i primi veri candidati democratici la dimostrazione che tra gli elettori il PD non è più solo un progetto.