Jan 20 2009
Si parla di primarie, e della nostra campagna
Primarie, i segnali di vita della politica italiana
di Roberto Rossi - L’Unità
Alle volte succede e non te l’aspetti. Succede che un partito, in flessione di consensi, se si dà retta ai sondaggi, dia segnali inaspettati di vita. Si prenda le primarie del Pd in Emilia Romagna, per esempio. Sono in corso di svolgimento da qualche settimana. Si tratta del primo vero test di massa per il partito di Veltroni in vista delle amministrative di primavera. Le ultime votazioni si sono svolte domenica scorsa. Sono andati alle urne i cittadini di sei comuni in provincia di Rimini e di due in provincia di Bologna. E sono andati a votare in massa, nonostante il freddo. Inaspettatamente.
Quanti? Tanti. Ad esempio, nei soli comuni del riminese (Riccione, Bellaria, Cattolica, Misano, Poggio Berni e Santarcangelo) si sono presentati in 16mila. Per avere un riferimento basti pensare che per l’elezione di Veltroni nel 2007 erano stati 7mila, per quella di Prodi, due anni prima, 11.500. A Riccione, poi, si è fatto il pieno. Alle urne del partito si è presentato il 20% della popolazione. Non degli iscritti, ma proprio degli abitanti (oltre 7mila). Se la stessa percentuale si fosse ripetuta a Bologna avremmo visto alle urne circa 80mila abitanti. Invece nel capoluogo di regione, qualche settimana prima, si erano presentati in 25mila. “Ma anche questo dato è più che soddisfacente - ci spiega Giorgio Sagrini, responsabile organizzazione del Pd regionale -. Mi devono spiegare quale altro partito possa mettere in campo questa forza, questi numeri”.
Se per il Pd il numero dei partecipanti è incoraggiante, i risultati spesso lo sono meno. Proprio il gran numero dei votanti ha causato dei veri e propri ribaltoni. Quello di Forlì, dove hanno votato qualche settimana fa, è stato bruciante e inatteso. Nadia Masini, candidato di partito, è stata sconfitta per 44 voti da Roberto Balzani, outsider. La cosa si è ripetuta, questa volta domenica, nei comuni di Misano Adriatico e Cattolica. Anche qui stesso schema di Forlì. Tanti votanti, risultato inaspettato. A Cattolica ha vinto il candidato di minoranza interna, Marco Tamanti; a Misano invece si è affermato Stefano Giannini che ha scalzato il sindaco uscente Antonio Magnani.
Perché? “Credo – spiega Paolo Fontanelli, responsabile Enti locali del Partito democratico – che in parte sia dovuto alla personalizzazione dei candidati. Il dato di Riccione – ad esempio - è il frutto di una campagna molto ferrata e combattuta tra due candidati che avevano molta forza a livello locale. E questo spinge a mobilitare più energie possibili”. Secondo Fontanelli, questa forza alle volte può trasformarsi in un boomerang: “È successo che gli strascichi di un acceso scontro non siano sempre facilmente recuperabili. La parte sconfitta non si impegna in campagna elettore”. Inoltre “personalizzare troppo significa spesso indebolire gli effetti programmatici del partito”.
Eppure, e i dati raccolti nelle primarie dell’Emilia Romagna lo dimostrano, spesso si sono recati alle urne anche i non iscritti, persino i cittadini “non di centro sinistra”. “E’ un segnale è positivo – dice ancora Fontanelli - poi però non è detto che si tramutino in voti”. Questo, magari, lo si vedrà a elezioni ultimate. Eppure la sensazione che una parte dell’opinione pubblica, anche di sinistra, non si senta rappresentata dalle attuali strutture di partito rimane forte. Basta fare un giro in Internet. Ciccate su “www.primariesempre.org“, ad esempio, sito nato per assicurare le primarie per tutte le cariche elettive. Troverete iscritti 3400 persone e 26 circoli del Pd. Tanta roba.
Ma la rete non è il solo segnale. Se si guardano i sondaggi che circolano sulle scrivanie dei politici quella sensazione si rafforza ancora di più. L’ultimo, quello realizzato dall’Ipr Marketing sulla fiducia di cui godono il premier, il governo, i ministri e i partiti, è catastrofico. Nello studio non solo si evidenzia come la fiducia degli italiani nel governo (-4%) e in Silvio Berlusconi (-2%) sia in calo, ma anche una generale disamore per la classe politica in generale. Anche i partiti, infatti, non riscuotono grandi consensi. Non la Pdl (il cui gradimento scende di 2 percentuali al 48%), non il Pd (arretrato anch’esso di due punti al 27%).
Se l’Emilia Romagna rappresenta un’eccezione lo si vedrà, dunque, presto. Ai primi di febbraio la Toscana andrà al voto (Firenze il 15). Poi sarà il turno dell’Umbria (il 22 febbraio). Previsti inattesi ribaltoni.
19 gennaio 2009








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