Nov 04 2008
Primarie a Bologna: un appello
Abbiamo ricevuto questo appello per promuovere primarie “più aperte” a Bologna. Non è la prima volta che si corre il rischio di avere primarie in qualche modo pilotate, e questo non è il primo segnale che riceviamo sul fatto che a Bologna potrebbe accadere proprio ciò. Ci sembra giusto rilanciare l’appello, in modo da stimolare il PD bolognese a compiere un atto che dimostri fiducia nei cittadini e nella democrazia, e fare primarie vere per scegliere il candidato alla successione di Cofferati.
Bologna, 1 novembre 2008 - APPELLO AL PD DI BOLOGNA: “PRIMARIE APERTE!”
All’attenzione del Comitato per le Primarie, dell’Esecutivo e della Direzione del PD di Bologna.
All’attenzione delle fondatrici e dei fondatori del PD di Bologna.
All’attenzione delle elettrici e degli elettori del PD, dell’Ulivo e del centrosinistra.
Le sottoscritte ed i sottoscritti ritengono necessario ed urgente che si stabiliscano in modo chiaro e definitivo le regole del percorso che, attraverso elezioni primarie, porterà alla individuazione del candidato che il Partito Democratico di Bologna dovrà sostenere alle prossime elezioni amministrative.
Il nostro auspicio, naturalmente, è che le primarie siano vissute da tutti gli elettori del centrosinistra come una reale occasione di partecipazione.
Una partecipazione convinta e attiva che solo PRIMARIE APERTE possono garantire e che, a nostro parere, tutti i partiti - di destra, di centro e di sinistra - dovrebbero considerare utili per conquistare un reale e consapevole consenso dei cittadini su proposte e progetti alternativi di città.
L’Ulivo è nato a Bologna nel lontano 1995. Qui ci sono le radici di quel progetto politico di cui il Partito Democratico vorrebbe rappresentare l’evoluzione.
E’ però indubbio che, ancora oggi, pesano le eredità dei partiti fondatori e le incertezze di un percorso non sempre coerente e lineare. Così come è evidente che molti di coloro che si riconoscevano nell’Ulivo, al momento non si riconoscono nel PD.
Tutti però dovrebbero riconoscere che il Partito Democratico è l’unico partito che ha avuto il coraggio di inserire nel proprio Statuto le primarie come metodo “inderogabile” (purtroppo derogato alle elezioni politiche) per affidare ai cittadini – ovviamente residenti, nel caso di elezioni amministrative – anziché alle segreterie dei partiti, la scelta delle candidature a tutte le cariche monocratiche.
E’ un fatto inedito e positivo per la democrazia italiana. Uno dei pochi, di questi tempi.
La commissione che ha redatto lo Statuto nazionale del PD ha inoltre avuto il merito di prevedere, in alternativa alle primarie di partito, eventuali “primarie di coalizione”.
Tornando sul piano locale, ci pare rischioso fare una coalizione solo dopo le primarie: ci sembra più ragionevole il contrario.
A questo proposito pensiamo che il percorso progettuale proposto da Guido Fanti, che a noi pare condivisibile e degno della massima attenzione, sia un ulteriore motivo per auspicare uno spostamento in avanti della data delle primarie: noi proponiamo da tempo che si svolgano, anziché il 14 dicembre, il prossimo 1 febbraio verificando la possibilità di farne “primarie della città” che coinvolgano tutte le componenti politiche del centrosinistra che intendano allearsi per concordare un unico programma di governo.
Lo facciamo pubblicamente, perché non ci è possibile proporlo (in tempo utile) all’Assemblea del partito: il prossimo 3 novembre si riunirà il Comitato Primarie del PD, il 4 l’Esecutivo, il 5 la Direzione. Mentre, come annunciato, l’Assemblea sarà convocata solo dopo il 17 novembre.
Anche in questo caso, onestamente, ci pareva più ragionevole l’inverso.
Il tempo, però, stringe: confidiamo pertanto nell’attenzione degli organi dirigenti che si riuniranno nei prossimi giorni, affinché prendano in seria considerazione questo nostro appello.
Non tanto per le nostre firme, quanto piuttosto per la diffusa preoccupazione che percepiamo nell’elettorato di centrosinistra, che fatica sempre più ad orientarsi tra regole, regolamenti e cambiamenti in corso d’opera.
I mesi che ci separano da febbraio crediamo possano essere bene utilizzati per verificare concretamente l’esistenza di una condivisione programmatica tra partiti, associazioni e singole persone interessate al bene della città e dei suoi abitanti.
Marsa Bassani, Luca Bitterlin, Renzo Cingolani, Luisa Corteni, Francesco Delli Santi, Isabella Filippi, Lilia Infelise, Riccardo Lenzi, Pier Giorgio Maiardi, Gianna Mecozzi, Giovanni Militerno, Ornella Napolitano, Giorgio Quarantotto, Massimo Piermattei, Riccardo Pradella, Carmela Riccardi, Luca Ricci, Valerio Ricci, Paolo Rossi, Giuliano Satanassi, Patrizia Torri
LE ISCRITTE E GLI ISCRITTI AL PD DI BOLOGNA CHE INTENDONO ADERIRE A QUESTO APPELLO POSSONO FARLO INVIANDO UNA EMAIL A riccardolenzi@hotmail.com e coordinatore@pdbologna.it








Ct Pavia Storica


Lettera aperta al segretario cittadino del PD di Bologna Andrea De Maria
Caro Andrea,
è la prima volta che ci rivolgiamo direttamente ad un dirigente politico, non perché il positivo riscontro di Sindaco Saggio ci ha dato alla testa, semplicemente perché ci stiamo sempre più appassionando alla pratica delle primarie. Un momento importante che sentiamo anche nostro e vogliamo dire la nostra.
Proviamo a riflettere su una considerazione:
il consenso che il PD raccoglie dai cittadini non iscritti è di gran lunga superiore al numero dei suoi iscritti.
Per votare i candidati del PD i non iscritti non devono chiedere, ovviamente, il consenso agli iscritti.
Se però chi, pur votando PD non è iscritto al partito e volesse candidarsi alle primarie non può farlo senza il consenso degli iscritti. Ci sfugge qualche relazione …
E’ evidente che non è molto gratificante essere relegati a questo ruolo di portatori d’acqua, quasi fossimo una versione italiana di docili sherpa nepalesi.
Noi di Sindaco Saggio veniamo tutti da una tradizione di sinistra, con le nostre famiglie che hanno sempre riaffermato puntualmente il proprio consenso, anche quando facevano fatica a capire tutte le fasi di trasformazione che hanno portato il P.C.I. all’attuale, speriamo definitiva, casa comune del Partito Democratico, abbiamo un sogno: Siamo tutti nella stessa barca, stiamo navigando verso l’obbiettivo di costruire una forte identità progressista per proporci come l’alternativa seria e competente a governare il Paese e il Comune di Bologna, e nel nostro sogno la nostra barca naviga armoniosa, elegante e veloce con tutte le vele disponibili – tutte le identità del centro sinistra – candidati in grado di rappresentare idee e programmi utili ad una rinascita della nostra città, dopo l’esperienza, a nostro avviso, non troppo entusiasmante di Cofferati.
Candidati che, come abbiamo avuto modo di scrivere nei tre contributi sul nostro blog, possono intercettare anche il consenso di altre realtà della città che farebbero fatica a votare un candidato troppo di partito; candidati che riescano a ricompattare tutti quelli che vivono con disgusto questa pericolosa deriva aziendale, reazionaria e razzista che sta caratterizzando purtroppo il nostro Paese; candidati che possano far emergere una Memoria storica condivisa, Persone e Programmi che sappiano andare oltre i limiti oggettivi delle dirigenze politiche di tutto lo schieramento del centro-sinistra.
Non si vince una regata issando una sola vela. Oppure peggio ancora issando le bandiere… di partito.
Si vince issando le vele che necessitano, ognuna con una caratteristica diversa dall’altra, molto spesso e quasi sempre più di una, per sfruttare all’occorrenza tutto il vento disponibile lungo il percorso di gara.
E il vento sta cambiando. Il successo di Barak Obama negli Stati Uniti può essere uno stimolo straordinario se sapremo interpretarlo a casa nostra, con le dovute differenze e senza retorica, per ricominciare la corsa e recuperare consensi che diano una nuova spinta alla speranza di poter relegare il provincialismo di Guazzaloca e la politica degli interessi personali di Berlusconi (e la sua corte) a scapito degli italiani, nel bidone del rusco delle amarezze e delle ingiustizie.
Barak Hussein Obama non è il messia, ma ha saputo risvegliare la partecipazione politica di tantissimi americani non tanto per la sua caratteristica anagrafica, quanto per la capacità di saper far convivere le diverse culture esistenti nel Partito Democratico e nella società in un sogno, in un desiderio: Cambiamento.
Non capiamo inoltre perché oggi, in un momento di crisi così delicato per il mondo del lavoro, la scuola, l’economia, la democrazia e la legalità nel nostro paese, un momento in cui oggi necessita una più ampia ricerca di consenso per contrastare le preoccupanti iniziative politiche economiche delle destre, a Bologna per la scelta del candidato sindaco ci si ostina a rinchiudersi all’interno di un recinto che evoca un centralismo democratico oramai superato e sepolto dalla storia. Non sarebbe invece meglio cercare un confronto più ampio? Non sarebbe più democratico aprire le primarie e permettere anche ad altri candidati indipendenti che si riconoscono nel centro-sinistra, come ad esempio al prof. Gianfranco Pasquino, di partecipare con i loro programmi e le loro idee? A nostro modesto parere, oggi bisognerebbe riscoprire e riadattare al contesto in cui viviamo la politica di apertura agli indipendenti di sinistra che caratterizzò positivamente le liste del P.C.I. negli anni ’70/’80.
Cercare una soluzione sembra facile… ma non è difficile. Basta volerlo.
Questo per dire che oggi, qualche regolamento burocratico creato ad hoc per regolamentare come vigili urbani il traffico dei candidati, non ci fa guardare con ottimismo al futuro di Bologna, ci ricorda invece che la batosta elettorale di aprile non ha insegnato molto.
Caro Andrea, ci piace azzardare che anche tu, nell’intimo e sereno confronto con la tua onestà intellettuale, ritieni limitante la proposta di dover scegliere tra soli 4 candidati (auto-candidati) del PD il prossimo sindaco di Bologna, che oggettivamente, senza mettere in discussione le loro capacità di rappresentare il PD, non ci sembra che possano rappresentare anche le tante altre realtà che caratterizzano il centro-sinistra della nostra città.
Noi guardiamo con preoccupazione al ritorno di Guazzaloca, di questa destra aziendale e la Lega razzista al governo della nostra città.
Perciò ti chiediamo di fare l’impossibile per APRIRE LE PRIMARIE anche a quei candidati non iscritti al PD in grado di contribuire con la loro esperienza ad ampliare l’offerta politica e culturale del centro-sinistra.
Proviamo a cogliere questa occasione, proviamo ad immaginare qui a Bologna un laboratorio politico-culturale che possa far crescere e migliorare un Partito Democratico più vicino alla gente, un PD che sappia elaborare con tutte le varie anime del centro-sinistra una sintesi condivisibile per poter interpretare con umanità e responsabilità i bisogni reali, senza per questo dover rinunciare alla sfida di confrontarsi anche con i sogni.
Fiduciosi in una tua riflessione in merito a questo nostro sfogo e partecipazione, restiamo in attesa non di una risposta (siamo solo in 11 contiamo poco o niente) ma di una svolta. Se invece tutto dovesse restare come oggi, parteciperemo comunque alle primarie del PD, ma dichiariamo fin da adesso che non voteremo per i quattro auto-candidati perché, al di là della loro indiscutibile esperienza, non ci piace questo metodo. Non ci piace questo ruolo di spettatori che qualcuno, da qualche parte, in virtù di un “secco” regolamento disciplinare ha deciso per noi.
Con un saluto e un augurio di speranza
VIETATO CONFINARSI ALL’INTERNO DEGLI STILI, DEI GENERI, DEI LINGUAGGI DIVERSI DEL CENTRO-SINISTRA.
Elena, Domenico, Massimo, Maria, Cinzia, Beppe, Paolo, Raffaella, Eugenio, Angelo, Gabriele.
[...] Avevamo già parlato delle primarie a Bologna. Ora riceviamo la lettera di presentazione della candidatura del professor Pasquino, arrivata all’ultimo momento anche a causa delle incertezze nelle regole per le primarie - incertezze che sono state chiarite definitivamente a soli tre giorni dalla scadenza della raccolta delle 386 firme necessarie. [...]