RIceviamo da Elvira Santaniello e volentieri pubblichiamo.
La denuncia è contenuta in un esposto ai garanti del Partito Democratico e al segretario nazionale del Pd, Walter Veltroni, dalle correnti «I Riformisti» e «Contro Corrente» che animano il partito a Torre Annunziata e riportata anche in un manifesto che sarà affisso da venerdì in città. I ricorrenti hanno segnalato numerose anomalie nelle procedure di voto per eleggere i 40 componenti del partito: in pratica brogli elettorali, consistenti nella possibilità di votare più volte, pagando una semplice quota di 5 euro. Non solo, ma i ricorrenti denunciano che a partecipare al voto sarebbero stati anche personaggi con precedenti penali o vicini alla criminalità organizzata, violando così uno dei dettami del codice etico del Pd. Alcuni di questi personaggi avrebbero addirittura «accompagnato» gli elettori fin dentro i seggi.
Sulla vicenda di Torre Annunziata si è già aperto una polemica nel partit o, peraltro già scosso da divisioni. La lista «Torre Democratica», infatti, parla solo di «disorganizzazione» che ha fatto andare in tilt la macchina del partito che non si aspettava un’affluenza così alta (3400 votanti). Intanto è stato sospesa la conta dei voti e toccherà ai garanti provinciali dire una parola di chiarezza sulla «querelle» tenendo anche conto che lo stesso coordinatore cittadino uscente, l’ex assessore Vincenzo Ascione, ha stigmatizzato l’accaduto e condannato la pratica, parlando di «infintrazioni» e che ha consentito a chiunque di votare mettendo solo mano al portafoglio. E mentre la lista «Contro Corrente» parla di ««voto irregolare», la segretaria provinciale Emma Giammattei invita a non strumentalizzare. Ma già i primi contraccolpi sono evidenti con le dimissioni dal partito di un consigliere comunale ed altri che stanno provvedendo in queste ore.
Questa la cronaca….
Il commennto è nudo e crudo: con un investimento di 1000 euro una persona qualsiasi può comprare 200 voti… se il contributo fosse stato di 1 euro allora ne avrebbe comprati 1000 di voti, e con una cifra, per così dire abbastanza economica, avrebbe potuto comprarsi 2 o 3 seggi!
Questo se le accuse di brogli venissero confermate (io credo che metteranno tuttto a tacere, anche se noi lo sappiamo che è tutto vero). In caso contrario, comunque, il problema rimane ed è un problema poltico.
Allora, tutti quelli che già hanno votato alle primarie di ottobre sono stati invitati ( badate bene non con una più logica e idonea campagna di informazione bensì con un passaparola a dire il vero inadeguato all’importanza dell’evento) a partecipare a un percorso “condiviso” che passa per la costituzione di circoli in ogni quartiere, che eleggeranno a loro volta un coordinamento per ogni municipalità e quindi un coordinamento cittadino, e quindi ancora un’assemblea provinciale per l’elezione del segretario provinciale. Tutto ciò sembra essere il segno di quella democrazia partecipata di cui da un po’ si parla all’interno del PD, ma, in realtà, finisce per non essere quel “nuovo” che quanti che hanno votato alle primarie di ottobre speravano di vedere e di vivere all’interno del PD.
Praticamente ci troviamo di fronte ad un paradosso: il 13 aprile abbiamo dovuto votare con le liste bloccate perché non c’era stato il tempo per fare le primarie, ora, invece, bisogna fare tutto troppo in fretta, presentare liste, fare i tesseramenti e votare, perché le primarie incombono.
Praticamente, utilizzando questa sorta di telefono senza fili per diffondere le notizie sulle primarie e sui regolamenti per la costituzione dei circoli, si mette a repentaglio la trasparenza nell’effettuare il tesseramento, e ci si viene a trovare in una situazione in cui chi presenta la lista finisce per essere anche candidato nella lista stessa, e in cui le complesse norme dell’elezione diretta a catena piramidale finiscono per rendere confuso il percorso e imperfetto l’esito dell’elezione stessa.
Insomma, l’eccesso di democrazia rischia di dar vita alla fotocopia sbiadita di una foto già vista, di nascondere un difetto di rappresentanza originario e di adattarsi perfettamente a un tentativo di restaurazione da parte della leadership dei vecchi partiti che hanno dato origine al Partito Democratico.
Se questa è la situazione, molto probabilmente, il popolo delle primarie in Campania si sentirà tradito da un linguaggio e da un metodo che somigliano enormemente a quel vecchio che proprio con le primarie si voleva abbattere.
Cosa succederà allora? Probabilmente molti non andranno a votare per queste primarie e l’astensionismo favorirà i grandi vecchi della politica locale.
Quel che è certo è che, fermo restando la necessità di dare al Partito Democratico una struttura organica, non si è riusciti a snellire adeguatamente e in maniera soddisfacente le procedure per creare questa struttura.